2016-06-24 14:44:45

Rischio cardiovascolare: prevenzione e farmaci contro il colesterolo

Alti valori di colesterolo nel sangue sono correlati all’aumento di morti per infarto al cuore e ictus cerebrale; conoscere tutti i fattori di rischio e le cure disponibili per prevenire le principali malattie cardiovascolari


Il colesterolo è un lipide naturalmente presente nell’organismo umano e tutte le cellule del nostro corpo sono in grado di produrlo. Il colesterolo inoltre viene introdotto con l’alimentazione: cibi particolarmente ricchi sono carni rosse, latti e derivati, uova e grassi di origine animale come lardo, strutto e burro.

L’aumento del colesterolo nel sangue è associato ad una maggior possibilità di sviluppare l’aterosclerosi, ovvero una malattia infiammatoria che colpisce le pareti dei vasi sanguigni. L’aterosclerosi può provocare l’occlusione di un vaso e quindi la morte delle cellule che non ricevono più l’ossigeno trasportato dal sangue. Quando il vaso occluso è una coronaria, arteria che porta il sangue al tessuto muscolare del cuore, si sviluppa l’infarto cardiaco, che, se non curato tempestivamente, può provocare la morte del paziente.

L’accumulo di grassi nel corpo avviene quando l’introduzione con la dieta degli stessi, e la produzione endogena di colesterolo, non sono controbilanciate dal consumo a scopo energetico e dalle funzioni biologiche che esso svolge all’interno dell’organismo. Il colesterolo, visto spesso esclusivamente come un nemico del corpo da combattere, svolge invece numerose funzioni indispensabili:

- Formazione delle membrane di tutte le cellule;

- Precursore degli ormoni steroidei;

- Precursore della vitamina D;

- Precursore degli acidi biliari.


Colesterolemia totale e fattori di rischio cardiovascolare

Per colesterolemia si intende la somma delle concentrazioni nel sangue di tutte le lipoproteine adibite al trasporto del colesterolo (chiomicroni, VLDL, LDL e HDL).

Il valore di colesterolemia nel sangue, per ridurre il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), deve essere inferiore a 200 mg/dl, mentre il rapporto tra colesterolemia totale ed HDL non deve superare il valore 5 per gli uomini e 4,5 per le donne.

Lo stile di vita è di primaria importanza per evitare di incorrere in incidenti cardiovascolari come infarto al cuore o ictus cerebrali. Le dislipidemie, ovvero elevati valori di colesterolo legato alle LDL e VLDL ed alti valori di trigliceridi rappresentano il più importante fattore di rischio per sviluppare malattie cardiovascolari.

L’esistenza di più fattori di rischio contemporaneamente aumenta notevolmente il rischio statistico. Esistono infatti altri fattori di rischio da non sottovalutare nella prevenzione dagli incidenti cardiovascolari; possono essere suddivisi in due categorie: fattori di rischio modificabili e non modificabili.

I fattori di rischio modificabili:

- Obesità ed alimentazione ricca di grassi: i grassi di origine animale, specialmente la carne rossa, sono ricchissimi di colesterolo e grassi saturi, responsabili dell’aumento della produzione da parte del fegato delle LDL, per cui una dieta povera di carne rossa può influire positivamente sulla protezione da aterosclerosi, al contrario i grassi insaturi svolgono un’azione protettiva stimolando il fegato a produrre una maggiore quantità di HDL.

- Fumo di sigaretta: i composti di combustione del tabacco accelerano l’ossidazione dei lipidi depositati nella placca aterosclerotica, aumentando il rischio di rottura o distacco della placca stessa;

- Vita sedentaria: una scarsa attività fisica riduce il consumo a scopo energetico dei lipidi, che si depositano nel tessuto adiposo e nelle arterie.

Fattori non modificabili:

- Familiarità: è un fattore di rischio cardiovascolare molto rilevante, specialmente in caso in cui si abbiano avuto parenti di primo grado con malattie cardiovascolari prima dei 55-60 anni. In alcuni casi, la familiarità è dovuta alla trasmissione ereditaria di altri fattori di rischio quali diabete, ipertensione o ipercolesterolemia;

- Età: con l’avanzare dell’età le arterie diventano più rigide, favorendo l’insorgere di disfunzioni endoteliali, cause di aterosclerosi;

- Sesso: nella donna in età fertile l’azione degli estrogeni (una classe di ormoni sessuali) svolge un ruolo protettivo dall’aterosclerosi e dai disturbi correlati, stimolando la produzione di HDL (colesterolo buono). Tuttavia, dopo la menopausa, il calo fisiologico dei valori di estrogeni nel sangue espone anche la donna a maggiori rischi di sviluppare malattie cardiovascolari, eguagliando i rischi presenti nell’uomo.

Come ridurre il rischio di malattie cardiovascolari?

- Correzione di cattive abitudini

Conoscere i fattori di rischio è il primo approccio alla prevenzione delle malattie cardiovascolari per capire come correggere le cattive abitudini. Una sana alimentazione è importante per ridurre i valori plasmatici di colesterolo, evitando i cibi particolarmente ricchi di grassi come, latti e derivati, uova e grassi di origine animale come lardo, strutto e burro, carni rosse.

Il fumo di sigaretta incrementa il danno vascolare da stress ossidativo, accelerando la formazione delle placche aterosclerotiche, mentre una costante attività fisica contribuisce al consumo energetico dei grassi accumulati con la dieta. È scientificamente provato che, riducendo il fumo di sigaretta ed aumentando l’attività fisica, si limita significativamente il rischio cardiovascolare.

- Alimenti ed integratori alimentari

Olio di pesce: pesce azzurro come merluzzi, sardine e aringhe sono tra i pesci più ricchi di omega 3. Gli omega 3 sono acidi grassi essenziali, indispensabili per l’organismo umano e coinvolti nel metabolismo lipidico. Numerosi studi negli ultimi anni hanno provato che l’assunzione giornaliera di di integratori alimentari a base di omega 3 è utile nel ridurre il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari. Inoltre l’assunzione di omega 3 può ridurre in poche settimane i valori plasmatici di trigliceridi e colesterolo cattivo (LDL).

Lecitina di soia: è un alimento ricco di fosfolipidi e sostanze potenzialmente utili per facilitare il trasporto inverso del colesterolo dai tessuti periferici al fegato, migliorando l’azione delle HDL (colesterolo buono) nel sequestrare il colesterolo dalle LDL (colesterolo cattivo) e riportarlo al fegato.

Riso rosso fermentato: viene ottenuto dalla fermentazione, da parte del lievito Monascus purpureus, del comune riso da cucina. L’azione ipolipemizzante del riso rosso fermentato è data dalla presenza delle monacoline, sostanze chimiche prodotte dal lievito durante il processo di fermentazione del riso. Le monacoline rallentano significativamente la produzione del colesterolo da parte dell’organismo; tale effetto è simile a quello delle statine: un gruppo di farmaci ad azione ipolipemizzante.

Acido Nicotinico (o Niacina, o vitamina PP o B3): l’assunzione giornaliera di elevate dosi di acido nicotinico è utile per ridurre la concentrazione plasmatica di LDL (colesterolo cattivo), bloccandone la formazione a livello epatico; contemporaneamente l’acido nicotinico riduce i livelli di trigliceridi nel sangue, rallentando la lipolisi del tessuto adiposo. Infine l’acido nicotinico promuove la formazione delle HDL, ovvero il colesterolo buono. Tra le principali fonti alimentari: lievito di birra e cereali.

La nicotinammide è l’ammide dell’acido nicotinico, e anch’essa è fonte di vitamina PP o B3; si trova prevalentemente nella carne; tuttavia la nicotinammide non ha alcun effetto sulla concentrazione plasmatica del colesterolo.

- Farmaci ipolipemizzanti

I farmaci ipolipemizzanti vengono spesso somministrati come primo approccio terapeutico alle malattie cardiovascolari, senza tener conto degli altri fattori di rischio modificabili. La conoscenza e la correzione delle cattive abitudini e dello stile di vita dovrebbero rappresentare il primo tentativo non farmacologico, a scopo preventivo, per la cura delle malattie cardiovascolari.

I farmaci ipolipemizzanti sono efficaci nel ridurre il colesterolo nel sangue e trovano utilità nelle persone che presentano fattori di rischio non modificabili come ereditarietà o età avanzata. Possono provocare effetti collaterali tanto gravi da indurre il paziente a sospendere la terapia.

Il dosaggio dei farmaci ipolipemizzanti deve essere tale da riportare i valori di colesterolo totale sotto la soglia ritenuta sicura di 200 mg/dl di sangue. Valori troppo bassi possono essere dannosi per il corpo poiché il colesterolo svolge numerosissime e fondamentali funzioni fisiologiche.

Le statine rallentano il processo di sintesi endogena del colesterolo da parte delle cellule dell’organismo, inibendo l’azione dell’enzima HMG-CoA reduttasi che catalizza la conversione dell’HMG-CoA a mevalonato, precursore del colesterolo.

I fibrati invece interferiscono con la produzione delle lipoproteine di trasporto, rallentando la sintesi ed il rilascio delle LDL; inoltre prevengono l’infiammazione della muscolatura liscia dei vasi, svolgendo un ruolo preventivo contro l’aterosclerosi.

I benefici di statine e fibrati sono spesso accompagnati da effetti collaterali comuni e meno gravi come mialgia, irritazione cutanea e sintomi gastrointestinali; effetti gravi invece sono rabdomiolisi (rottura delle cellule del muscolo) e angioedema (rapido rigonfiamento di cute e tessuti sottocutanei del viso) che implicano la sospensione della terapia.

Altri farmaci come colestiramina e colestipol legano gli acidi biliari all’interno dell’intestino, prevenendone così il riassorbimento attraverso il circolo enteroepatico, inducendo il fegato a consumare maggior quantitativi di colesterolo per produrre nuova bile. Questa classe di farmaci è stata soppiantata dei fibrati e dalle statine, poiché voluminosi da ingerire (fino a 40 g al giorno) e con cattivo gusto; inoltre causano diarrea.

L’Ezetimibe infine fa parte degli inibitori dell’assorbimento del colesterolo, inibendone specificatamente l’assorbimento nel duodeno, bloccando il trasportatore NPC1L1, dell’orletto a spazzola degli enterociti, senza modificare l’assorbimento di vitamine lipofile, trigliceridi o acidi biliari. L’ezetimibe è un farmaco ben tollerato, può dare tuttavia alcuni effetti collaterali come: diarrea, dolori addominali o mal di testa; sono stati riportati casi di rush cutanei e angioedemi.

Approfondimento farmacologico: le statine

Le statine intervengono nella prima tappa di reazioni biochimiche che portano alla formazione del mevalonato, bloccando l’enzima HMG-CoA reduttasi, che trasforma il composto b-Idrossi-b-metilglutaril-CoA (HMG-CoA), derivato dell’acetoacetil-CoA, a mevalonato (Fig.1).

Fig.1 – Meccanismo di reazione delle statine

 

Le statine sono molto efficaci nel ridurre il colesterolo plasmatico. Il picco di sintesi del colesterolo endogeno si ha di prima mattina, per cui le statine vengono somministrate preferibilmente di notte prima di coricarsi. Tra i farmaci più utilizzati: simvastatina (Zocor®, Sivastin®, Sinvacor®), lovastatina (Lovinacor®, Rextat®), pravastatina (Prasterol®, Selectin®, Aplactin®, Pravaselect®, Selectin®, Vasticor®), atorvastatina (Torvast®, Totalip®, Xarator®) e rosuvastatina (Simestat®, Provisacor®). I primi tre farmaci hanno breve durata d’azione, mentre atorvastatina e rosuvastatina sono inibitori con lunga durata d’azione.