2018-05-13 19:09:14

Se vi sentite in colpa per aver bevuto un paio di birre, a fine lettura, questa sensazione vi passerà. Al contrario di quello che si pensa, la scienza ha dimostrato che il consumo di birra può apportare dei benefici sorprendenti ed inaspettati sulla nostra salute, che vanno oltre alla sensazione di relax che si avverte stappando una bottiglia fresca con gli amici, alla fine di una lunga giornata...A patto che il consumo di birra sia sempre moderato e guidato dal buon senso, altrimenti, come per tutte le bevande alcoliche e gli eccessi in generale, può diventare un’abitudine malsana. Bere in maniera incontrollata rappresenta un comportamento irresponsabile verso sé stessi e gli altri. Secondo le linee guida, nazionali ed internazionali condivise dalla comunità scientifica, è considerata moderata una quantità giornaliera di alcool che non eccede le 2-3 Unità Alcoliche (U.A.) per gli uomini, non oltre 1-2 Unità Alcoliche per le donne e non più di 1 U.A. per i soggetti anziani. Una U.A. corrisponde a circa 12 g di etanolo ed è in media contenuta in una lattina di birra da 330 ml a media gradazione (fino a 4,3% alc.vol), pertanto gli uomini possono bere fino a 3 lattine di birra da 330ml mentre le donne e gli anziani possono berne 2 e 1 rispettivamente.

Qui di seguito sono riportati i benefici che potrebbero cambiare la percezione relativa al consumo di questa antica bevanda.

 

Storia

Le prime testimonianze relative al consumo di birra sono riconducibili al VII millennio a.C., nell’Antico Egitto e in Mesopotamia (terra dove è nato il mestiere del “birraio”). Addirittura gli Egizi facevano bere birra anche a bambini e neonati, mescolata con miele e acqua, in quanto la consideravano una bevanda medicamentosa, utile alle madri con poco latte. I Sumeri utilizzavano la birra per accompagnare i defunti durante i funerali e per ingraziarsi le divinità. Secondo il codice babilonese di Hammurabi, la più antica raccolta di leggi, il mestiere del birraio veniva preso molto seriamente, tanto da condannare a morte chi non seguiva rigorosamente le normative di produzione e vendita della birra. Nella Bibbia, il consumo di birra veniva associato alla festa ebraica dei Pani Azzimi (in corrispondenza della Pasqua). In Europa la produzione della birra si diffuse inizialmente nelle civiltà Celtiche e Germaniche mentre durante il Medioevo la birra divenne la bevanda che tutti noi oggi ben conosciamo in quanto fu aggiunto il luppolo e l’acqua utilizzata venne bollita e quindi sterilizzata, divenendo un vero ricostituente. Durante la rivoluzione industriale la birra passò dalla produzione artigianale a quella su larga scala.

 

Cos’è la birra

La birra è una delle bevande alcoliche più diffuse e più antiche nel mondo, ottenuta attraverso la fermentazione alcolica, con alcuni tipi di lievito, di zuccheri derivati dall’orzo germinato ed essiccato (malto). Successivamente il malto subirà un processo di aromatizzazione e un secondo processo durante il quale, tramite l’aggiunta di diversi tipi di luppolo, gli verrà conferito un certo grado di amaro. I ceppi di lievito più utilizzati sono il Saccharomyces cerevisiae (comunemente utilizzato nella panificazione e nella produzione del vino) e il Saccharomyces carlsbergensis (utilizzato per la produzione delle birre LAGER, ovvero a bassa fermentazione).  Curiosamente, la denominazione più corretta del S. carlsbergensis è S. pastorianus ma, essendo stato originariamente analizzato dal micologo danese Emil Christian Hansen, che lavorava nei laboratori Carlsberg di Copenaghen, gli venne assegnato il nome del famoso birrificio.

Si può produrre birra con tutti i cereali ma quelli maggiormente impiegati nella produzione industriale sono riso, frumento e mais. Le birre che contengono solo cereali vengono chiamate “birre alternative” e possono essere consumate anche dalle persone celiache. Il luppolo è l’ingrediente e additivo principale per la produzione della birra, ricco di sostanze acide ed oli essenziali, responsabili dell’aroma e del gusto più o meno amaro. Oltre al luppolo, altri additivi botanici utilizzati per creare nuove varietà di birra includono: scorze di agrumi, frutta o sciroppi che danno vita ad una seconda fermentazione; piante come canapa, agave e rosmarino; miele (tipico delle birre francesi); mosto d’uva (tipico nei birrifici artigianali italiani che hanno dato origine all’IGA, Italian Grape Ale); spezie come noce moscata, zenzero, pepe, coriandolo. Accanto alla produzione industriale, dal 1995 è stata legalizzata la produzione casalinga di birra (DLgs 504/95) mediante appositi kit distribuiti da ditte specializzate anche se la strumentazione necessaria è di facile costruzione, per cui molti si costruiscono il loro “laboratorio” in miniatura.

 

Costituenti della birra e del luppolo

La birra, per la sua composizione, possiede un discreto tenore energetico, compreso tra le 30 e le 60 kcal/100ml. È costituita da circa l’85% di acqua mentre l’alcool varia dal 3 al 9% così come l’estratto secco, compreso tra il 3-8%. L’estratto secco è composto da diversi principi nutritivi tra cui gli zuccheri; i tannini (sostanze polifenoliche responsabili della stabilità fisica ed organolettica della birra con funzione di protezione, conservazione e colorazione); maltodestrine (carboidrati a medio-basso peso molecolare derivati dall’amido e impiegate come conservante, colorante e fonte di fibre); vitamine del gruppo B (fondamentali per il funzionamento del sistema nervoso, dei muscoli del tratto gastrointestinale, del fegato e del metabolismo di carboidrati, lipidi e proteine e per la salute del cuoio capelluto, degli occhi e della bocca); sali e acidi caratteristici del luppolo. Il luppolo è costituito da: flavonoidi (noti per le proprietà antiossidanti, detossificanti, immunomodulanti); oli essenziali (miscugli oleosi concentrati di sostanze organiche vegetali, con proprietà medicinali) composti da xantumolo, tannini, umulene, cariofillene responsabili dell’aroma della birra, da floreale ad agrumato, da erbaceo a speziato e così via; resine come alfa- e beta-acidi che conferiscono il sapore amaro, in contrasto con la dolcezza del malto nonché caratterizzati da proprietà antimicotiche; fitoestrogeni ad azione calmante ed ansiolitica, sedativa e antiosteoporosi.

 

I benefici della birra

Apporto di nutrienti

Molti medici, consapevoli della crescente evidenza a supporto dei benefici nutrizionali e salutistici del consumo moderato di bevande alcoliche come parte di uno stile di vita sano, concordano nel definire la birra molto più simile ad un cibo che ad una bevanda, una specie di panificato in formato liquido. Nonostante la maggior parte degli studi si sia concentrata maggiormente sulle proprietà del vino, uno studio del 2.000, pubblicato sull’American Journal of Medical Sciences ha dimostrato che, dal punto di vista nutrizionale, la birra contiene molte più proteine e vitamine, in particolare le vitamine del gruppo B. Un Professore di Scienze della birrificazione dell’Università della California (Davis) afferma inoltre che la birra contiene anche molto più fosforo (utile per ossa, denti, reni, sistema nervoso, muscoli, produzione di globuli rossi), acido folico (importante per la produzione di nuove cellule, sintesi di DNA e proteine, corretta proliferazione e differenziazione dei tessuti embrionali, prevenzione del rischio cardiovascolare), niacina (implicata nella produzione di energia, metabolismo di carboidrati, grassi e proteine, buona circolazione e salute della pelle, del sistema nervoso e del tratto gastrointestinale, nonché fondamentale nella cura della pellagra) e proteine. Il professore sostiene inoltre che nella birra sono contenuti i prebiotici, da non confondere con i probiotici. I probiotici sono infatti i cosiddetti “batteri buoni”, indispensabili per il ripopolamento della flora intestinale in seguito a disbiosi; i prebiotici invece, sono batteri che si occupano del sostentamento e della funzionalità dei probiotici. La birra è anche una significativa fonte dietetica di silicio, utile nella prevenzione dell’osteoporosi. Il contenuto di antiossidanti invece è sovrapponibile a quello del vino anche se con caratteristiche diverse in quanto orzo e luppolo contengono flavonoidi diversi rispetto alle uve del vino.

Mantiene i denti puliti ed elimina la forfora dai capelli

Uno studio, condotto in collaborazione con ricercatori italiani (Università di Pavia, di Genova e di Verona), pubblicato nel 2012 sul Journal of Biomedicine and Biotechnology, ha dimostrato che la birra è in grado di impedire e/o rallentare la crescita e l’attività dei batteri che producono biofilm implicati nella formazione di placca, carie, gengivite e patologie parodontali. Curiosamente, un altro aspetto di questa antica bevanda è il suo impiego antiforfora naturale, grazie al lievito e alle vitamine del gruppo B. È sufficiente lavare i capelli con una bottiglia di birra 2 volte a settimana per eliminare la forfora ed ottenere capelli soffici e brillanti.

Ottimo recupero dopo l’allenamento

Dopo un allenamento intenso, non c’è nulla di meglio di una bottiglia di birra fresca per ritemprarsi. Gli zuccheri contenuti nella birra infatti sono indispensabili per fornire glucosio e nuova energia al corpo, contribuendo alla formazione della massa muscolare. La birra inoltre, rispetto alle altre bibite, grazie all’elevato contenuto di acqua, contribuisce a recuperare più velocemente dalla disidratazione conseguente all’allenamento.

Diuretico e detox

Come sappiamo, quando si beve un bicchiere di birra si sente una maggiore esigenza di andare in bagno. Non è un effetto così piacevole, specie quando si è fuori casa, tuttavia rappresenta un beneficio per il corpo dal momento che, aumentando l’escrezione di urina si ha una maggiore eliminazione delle sostanze tossiche e dei metaboliti che si accumulano nel corpo. 

Rinforza le ossa

Sin da piccoli ci siamo sentiti dire che bere tanto latte serve a far crescere ossa forti e resistenti. Tuttavia anche la birra sembra avere questa abilità. Recentemente, uno studio del 2013, pubblicato sull’International Journal of Endocrinology, ha dimostrato che il consumo moderato di birre artigianali (meno raffinate), porta ad un aumento della densità ossea negli uomini. Questo però, fortunatamente, non è valido per i superalcolici perché i benefici non risiedono nell’alcool ma nei composti della birra che influenzano la densità delle ossa. Tra questi, il silicio (SiO2, presente anche nei legumi) svolge un ruolo importante nella formazione, mineralizzazione e mantenimento dell’osso. Tale minerale potrebbe portare ad un miglioramento della gestione dell’osteoporosi, specialmente quella post-menopausale nelle donne.

Blocca l’infiammazione

Come già accennato nell’introduzione, il luppolo è uno degli ingredienti principali della birra. Oltre però al suo potere aromatico, il luppolo, per migliaia di anni, è stato impiegato come “rimedio medicamentoso popolare” con funzione sedativa e antibatterica. Secondo uno studio del 2009, gli acidi delle resine contenute nel luppolo possiedono anche proprietà antinfiammatorie. I ricercatori hanno confrontato diverse varietà di luppolo e hanno visto che, in tutti i casi, il consumo di luppolo tramite la birra, ha contribuito a bloccare l’infiammazione. Gli studi sono stati condotti in vitro, somministrando 3 tipi di acidi del luppolo ai fibroblasti, ovvero quelle cellule tipiche del tessuto connettivo deputati alla deposizione di matrice cellulare ma che intervengono anche nei processi di infiammazione e cicatrizzazione in caso di ferite o traumi. Tutte e tre le classi di composti testate hanno bloccato la produzione di sostanze endogene pro-infiammatorie. Infine, la somministrazione degli acidi del luppolo in vivo, su animali da laboratorio, ha inibito efficientemente l’infiammazione locale.

Protegge il cuore, controlla i livelli di colesterolo e migliora la circolazione e l’anemia

Alcuni studi hanno dimostrato che bere birra apporta gli stessi benefici cardiovascolari del vino rosso. La Fondazione di Ricerca e Cura in Italia ha osservato che il consumo moderato di birra riduce il rischio di patologie cardiache del 31%, grazie al contenuto in vitamine del gruppo B ed in particolare la B6 e la B9.

Inoltre, uno studio preliminare presentato all’American Heart Association Scientific Session nel 2016 a New Orleans, ha controllato per 6 anni 80.000 volontari ed è stato osservato che, i consumatori di birra, mostravano un declino più lento del colesterolo ad alta densità HDL o “colesterolo buono” e, allo stesso tempo, un ridotto rischio di patologie cardiache ed aterosclerotiche. Tale ricerca ha dimostrato anche che, tra coloro che avevano già subito un infarto, i consumatori moderati di birra avevano il 42% in meno di possibilità di morire di patologie cardiache. Il rapporto relativo al follow-up di questo studio ha infine osservato il 30-35% in meno di probabilità di avere un attacco di cuore tra i bevitori di birra, rispetto agli astemi, confermando anche i risultati ottenuti nello studio italiano.

Secondo uno studio condotto in Grecia, dall’Università di Harokopio, grazie all’elevato contenuto di antiossidanti, la birra migliora la circolazione sanguigna rendendo le arterie più flessibili e diminuendo pertanto il rischio di ipertensione.

Infine, una delle principali cause di anemia è la carenza di vitamina B12: un bicchiere di birra contiene quantità di vitamina B12 e acido folico adeguate per contrastare l’anemia. La vitamina B12 è inoltre fondamentale per una crescita corretta, buona memoria e concentrazione.

Previene la formazione di calcoli renali

I medici raccomandano sempre una corretta idratazione per ridurre il rischio o la recidiva di calcoli renali. Tuttavia esiste una relazione tra l’assunzione di liquidi e la formazione di calcoli, che dipende dal tipo di bevanda consumata. Si stima che almeno 2 uomini su 10, nel corso della loro vita avranno un calcolo renale o nefrolitiasi. Tuttavia, si può correre ai ripari perché uno studio del 2013, pubblicato sul Clinical Journal of American Society of Nephrology, ha osservato che, il consumo di birra, assieme ad uno stile di vita sano e ad un corretto esercizio fisico, contribuisce a ridurre notevolmente la formazione di calcoli renali. I ricercatori hanno coinvolto 194.095 partecipanti e li hanno monitorati per 8 anni. Al termine dello studio è stato scoperto che le persone che bevono birra hanno tra il 41% di probabilità in meno di formazione di calcoli, rispetto agli astemi, mentre coloro che consumano bevande gassate ad elevato contenuto di zucchero sono più propensi ad essere uno dei 2 su 10 che svilupperà un calcolo renale. Anche altre bevande, in percentuale minore rispetto alla birra, esercitano una funzione protettiva verso la nefrolitiasi: il caffè (sia con sia senza caffeina, -16%); il tè (-11%); il succo di arancia (-12%) e il vino rosso (-33%). Sembra che l’elevata incidenza di calcoli tra i consumatori di bevande gassate zuccherate sia associate al contenuto di fruttosio. Il fruttosio infatti, aumenta l’escrezione urinaria di calcio, ossalato e acido urico, con conseguente formazione del calcolo.

Contribuisce ad una buona digestione

Bere la birra dopo cena invece che prima sembra essere salutare. A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of Agriculture and Food Chemistry nel 2012. Il consumo di qualsiasi tipo di birra favorisce la digestione in quanto stimola la secrezione di acido gastrico. Tale effetto è dovuto in parte alle sostanze pro-secretorie presenti nella bevanda tra cui: acidi organici come acido maleico, acido malico, acido succinico, acido citrico e gli acidi del luppolo.

Riduce il rischio di Alzheimer e demenza

I ricercatori della Loyola University di Chicago hanno scoperto che le persone che consumano moderatamente la birra hanno il 23% di rischio in meno di ammalarsi di Alzheimer e altre forme di demenza rispetto a coloro che non bevono birra. Come per le ossa, il silicio contenuto nella birra sembra svolgere un’azione protettiva contro quei composti che possono danneggiare il cervello e portare allo sviluppo di difetti cognitivi. Inoltre, sembra che il mantenimento dei livelli di colesterolo buono (HDL) dato dalla birra, migliori il flusso sanguigno al cervello e il metabolismo cerebrale. Un’altra possibile spiegazione è data dal fatto che piccole quantità di alcol renderebbero le cellule cerebrali più in forma. Il consumo moderato e responsabile di birra stimola positivamente i neuroni in modo da renderli più resistenti agli stress che potrebbero portare alla demenza. 

Diminuisce il rischio di diabete

I ricercatori della Harvard School of Public Health (HSPH), in collaborazione con la Wageningen University in Olanda, in uno studio del 2011 pubblicato su Diabetes (la rivista dell’American Diabetes Association), hanno visto che gli uomini di mezza età che consumano solo occasionalmente qualche birra a settimana, o al massimo 1, fino a 2 bicchieri al giorno hanno un rischio ridotto del 25% di sviluppare nel corso della loro vita il diabete di tipo 2. Se i consumatori moderati riducono il loro intake di birra nel tempo, il loro rischio di sviluppare diabete di tipo 2 si alza e diviene comparabile a quello dei bevitori occasionali o degli astemi. In questo studio, i ricercatori hanno monitorato 38.000 maschi americani di mezza età in un follow-up della durata di 20 anni, dal 1986 al 2006. Il consumo di alcol veniva monitorato ogni 4 anni tramite la compilazione di un questionario. Dai risultati ottenuti sembra che l’alcol contenuto nella birra, assieme all’elevato contenuto di fibre, aumenti i livelli di adiponectina, un ormone che a sua volta aumenta la sensibilità all’insulina, prevenendo il diabete.

Può curare l’insonnia

Secondo uno studio del 2013, condotto dall’University School of Medicine dell’Indiana, la birra, ed in particolare le ALE, le STOUT e le LAGER, sono in grado si stimolare la produzione di dopamina, un neurotrasmettitore che nel cervello esercita svariate funzioni influenzando in particolare il comportamento, la cognizione, i movimenti volontari, l’umore, lo stato di attenzione, le capacità di apprendimento e il sonno. Infatti, la dopamina può essere prescritta a chi soffre di insonnia.

Aiuta ad avere una visione più nitida

La birra può addirittura prevenire la cataratta. A dimostrarlo una ricerca condotta dall’Università del Western Ontario e presentata all’International Chemical Congress of Pacific Basin tenutosi nel 2000 ad Honolulu. In collaborazione coi ricercatori del Canada, è stato dimostrato che la birra, specialmente le ALE più scure e le STOUT, possono ridurre l’incidenza di cataratta ed aterosclerosi per più del 50%, specialmente nelle persone diabetiche; ciò è dovuto al maggior contenuto di antiossidanti nelle birre scure, che esercitano una funzione protettiva nelle cellule dell’occhio. 

Previene il cancro

Può la birra contribuire alla prevenzione del cancro? Gli scienziati dell’Università dell’Idaho pensano di sì. A gennaio del 2017, durante il National Meeting della American Chemical Society, i ricercatori hanno presentato dei risultati promettenti che descrivevano le proprietà anti-cancro di alcuni ingredienti chiave della birra. Tra questi, alcune sostanze acide e antiossidanti come gli umuloni e i lupuloni contenuti nel luppolo, sono in grado di arrestare la divisione delle cellule maligne, bloccando quindi la crescita del tumore.

A settembre 2017 uno studio tutto italiano, finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), e pubblicato sull’European Journal of Medicinal Chemistry ha dimostrato le proprietà antiangiogeniche di un fitocomposto di tipo flavonoide presente nel luppolo, lo Xantumolo. Il team di ricercatori è nato con la collaborazione del dipartimento di farmacia dell’Università di Pisa, il laboratorio di biologia vascolare e angiogenesi della fondazione MultiMedica Onlus di Milano, l’Università dell’Insubria di Varese e l’Irccs Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Questo studio, durato 4 anni, si è focalizzato sulla ricerca di nuove piccole molecole, derivate dallo Xantumolo, che hanno dimostrato di possedere la capacità di ridurre l’angiogenesi tumorale dell’80%, ovvero la formazione di nuovi vasi da parte del tumore per sostentarsi e diffondere tramite metastasi. Tali sostanze antiangiogenetiche rendono il tumore più “affamato” in quanto lo privano di nutrienti e di ossigeno. Il blocco dell’angiogenesi negli ultimi tempi rappresenta una delle strategie più efficaci affiancate alla chemioterapia. Il gruppo ha già brevettato 2 derivati dello Xantumolo in grado di esercitare un’attività antiangiogenetica maggiore rispetto al composto naturale, ottenuti mediante modificazioni strutturali dello Xantumolo; entrambi i composti hanno bassa tossicità e la loro scoperta ha aperto la strada per il futuro sviluppo di analoghi sintetici, futuri candidati come chemio preventivi efficaci, alternativi, a basso costo e di facile produzione. 

Fa vivere più a lungo

Uno studio del 2010, condotto da uno psicologo dell’Università del Texas, ha dimostrato che le persone che bevono birra moderatamente hanno un’aspettativa di vita maggiore rispetto a chi non la beve per i motivi descritti in questo articolo poiché agisce positivamente sui livelli di colesterolo, abbassando il rischio di diabete e mantenendo il cuore sano e forte.

 

Curiosità

…E la “pancia da birra”?

Nell’opinione comune sembra che gli amanti della birra di tutto il mondo siano accomunati dalla cosiddetta “pancia da birra”, soprattutto quando invecchiano e specialmente se sono maschi. Però non tutti i bevitori di birra, tra i quali anche molti sportivi professionisti, presentano la pancia da birra, pertanto viene spontaneo domandarsi: “è davvero la birra la causa?”. Secondo alcuni ricercatori ed esperti in endocrinologia della Mayo Clinic di Rochester in Minnesota, la causa della famosa pancia negli uomini, ma anche in alcune donne, sono le calorie di troppo assunte attraverso una dieta non equilibrata e non bilanciata; qualsiasi tipo di alimento apporta calorie che, se in eccesso, aumentano il grasso proprio nella pancia. Sembra che l’alcol sia responsabile dell’accumulo di grasso nella parte centrale dell’addome. Un effetto dell’alcol sull’organismo è quello di aumentare il senso di appetito e spesso, quando si consumano birre o bevande alcoliche fuori casa si tende a mangiare cibo più grasso (ed esempio carboidrati e fritti) rispetto a quello preparato a casa. Le zone dove il grasso si accumula dipendono poi dall’età, dal sesso e dallo stato ormonale. Prima della pubertà, maschi e femmine hanno una distribuzione simile del tessuto adiposo; con la maturità sessuale le cose cambiano e le donne accumulano più adipe sottocutaneo rispetto agli uomini, a livello di braccia, cosce, glutei e ventre. Gli uomini hanno meno grasso sottocutaneo ma hanno una predisposizione a sviluppare la tipica pancia rotonda. I chili di troppo accumulati in sottocute sono meno pericolosi di quelli nella regione addominale e viscerale. Il grasso viscerale infatti è associato ad un aumentato rischio per le patologie del cuore, l’ipertensione, il diabete di tipo 2, le sindromi metaboliche e la mortalità precoce. La pancia da birra diviene più evidente, e purtroppo prominente, con l’età perché, durante l’invecchiamento il fabbisogno calorico diminuisce come anche l’attività fisica e di conseguenza, è più facile prendere peso. L’unica soluzione per eliminare o ridurre l’accumulo di grasso è svolgere un’attività fisica regolare, bastano anche 30 minuti di camminata al giorno. La cosa positiva è che, quando si inizia a perdere peso, si elimina più facilmente il grasso viscerale in quanto più metabolicamente attivo. Infine, una buona notizia ci è data dagli scienziati dell’Oregon State University, che hanno affermato che la birra può addirittura aiutare a perdere peso. Lo studio è stato pubblicato nel 2016 sulla rivista Archives of Biochemistry and Biophysics e mostra come lo Xantumolo del luppolo, riduca la probabilità di sviluppare una sindrome metabolica, caratterizzata da obesità, ipertensione, iperglicemia ed elevati livelli colesterolo cattivo (LDL). Lo studio è stato condotto solo sui topi da laboratorio e i ricercatori alla fine hanno però affermato che gli esseri umani, per ottenere gli effetti dimagranti dello Xantumolo, dovrebbero bere circa 3.500 litri di birra al giorno; con un simile quantitativo non solo si perdono i chili di troppo ma anche la vita. Pertanto è necessario estrarre e concentrare lo Xantumolo per poter assumere il quantitativo efficace senza gli effetti collaterali dovuti al consumo eccessivo di alcol.

La birra in cucina

La birra, come ben sappiamo, non è consumata solo come bevanda ma viene impiegata in cucina nella preparazione di moltissime ricette, dal salato al dolce. La birra non viene usata solo per insaporire ma anche per la sua capacità di ammorbidire le carni messe a marinare o a frollare in essa, rendendo il loro sapore molto più ricco e sugoso. La birra può essere usata anche per stufare, ottenendo una vera e propria cottura in umido, ma anche per sfumare, esattamente come con il vino, avendo cura però di non coprire con il coperchio per permettere alla parte alcolica di evaporare. Ultimamente, va di moda affogare il gelato, specie al gusto di vaniglia o cioccolato, con la birra, in particolare con le STOUT. In alternativa si può usare la riduzione di birra per decorare alcuni piatti. Infine, la birra può essere usata anche come condimento dell’insalata nella preparazione di una vinaigrette, al posto dell’aceto, assieme alla senape. Ovviamente il tipo di birra va abbinato al piatto da preparare; questi sono solo alcuni consigli ma, data la ricchezza degli stili birrai, le combinazioni e le possibilità sono davvero molte, per cui, date libero sfogo alla fantasia!

 

Conclusioni e consigli

Questo articolo ha carattere scientifico-divulgativo ed è puramente informativo. Non rappresenta un incentivo a consumare più birra ma ad evidenziare i componenti che hanno attività benefica per l’organismo. Pertanto, oltre ad una dieta sana ed equilibrata, che include anche il consumo di birra o di vino, e un’attività fisica quotidiana, è possibile assumere, concentrate, alcune delle sostanze presenti nella birra, tramite gli integratori, che apportano il quantitativo giornaliero adeguato, senza l’aggiunta di alcol e zuccheri e senza calorie in eccesso.

Presso il nostro sito è possibile acquistare prodotti specifici per le diverse esigenze. Ad esempio, per coloro che praticano sport finalizzato soprattutto all’aumento della massa muscolare, o per chi segue una dieta proteica, sono indicate le maltodestrine che mantengono stabili i livelli glicemici, sono ricche di fibre e sono utili a ripristinare le energie ed i liquidi persi con l’allenamento. Per la cura della salute e della bellezza sono inoltre a disposizione una vasta gamma di prodotti antiossidanti, sali minerali, vitamine, probiotici e prebiotici. 


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