2017-12-15 12:37:49

La cistite è un’infiammazione della vescica urinaria causata da batteri, tra cui l’Escherichia Coli (per il 70%), Streptococcus fecale (1-3%), Stafilococco epidermidis (9%), e più raramente dagli enterobatteri (batteri che costituiscono la flora intestinale) come il Proteus, Pseudomonas, Klebsiella e l’Enterobacter.

Normalmente si possono individuare tre tipi di cistiti:

-     sintomatiche: difficoltà ad urinare (disuria), aumento della frequenza delle minzioni (pollachiuria), bruciore minzionale, sensazione di stimolo urgente e doloroso di urinare;

-     asintomatiche, evidenziate soltanto dalla presenza di batteri nelle urine;

-     con sintomatologia aspecifica e difficile da attribuire a questa problematica (febbre, malessere, spossatezza).

 

L'infezione può presentarsi sporadicamente, oppure, specie quando viene trascurata, diventare cronica. In questo caso il processo infettivo può coinvolgere anche le vie genitali o le alte vie urinarie, fenomeno che causa l’infiammazione acuta o cronica del rene o della pelvi renale (pielonefrite).

Questa patologia colpisce maggiormente il genere femminile, in quanto dotato di un’uretra di soli 5 cm, al contrario dei 16 cm del maschio; in questo modo nella donna i batteri presenti nelle feci hanno una maggiore facilità di risalire fino alla vescica.

La cistite presenta un’incidenza che varia con l’età, meno frequente sotto ai 20 anni mentre aumenta considerevolmente con l’avanzare del tempo; in menopausa infatti, nella donna, a causa della diminuzione degli estrogeni, aumenta il rischio.

Oltre all’elemento anagrafico, vi sono altri fattori di rischio tra cui la scarsa igiene intima, rapporti non protetti, stitichezza, utilizzo di: diaframma, spirale, liquido spermicida, assorbenti interni, indumenti aderenti e sintetici; ed inoltre: diabete, stress, agenti chimici irritanti.

Per il genere maschile, invece, la cistite può essere causata principalmente da fenomeni ostruttivi per un ingrossamento della prostata, che causa la cosiddetta prostatite batterica.

Individuati i sintomi, è utile che il paziente esegua il test microbiologico urinario con la conta delle colture batteriche e il relativo antibiogramma in modo da prescrivere la terapia mirata.

Le cistiti possono essere anche a carattere emorragico, in quanto possono essere coinvolti e lesi i piccoli capillari della sottomucosa. A differenza della forma semplice di cistite, in quella emorragica vi è la comparsa di sangue nelle urine (ematuria). Questa tipologia di infezioni colpisce dai 15 agli 80 anni e rappresenta il 10% delle infezioni urinarie totali. L’insorgenza di questa forma può essere causata anche dall’esposizione a radiazioni e dall’impiego di alcuni farmaci citotossici (ad esempio farmaci antitumorali).

 

Terapia delle cistite

La cura farmacologica per la cistite batterica consiste nell’assunzione di antibiotici tra cui:

-     Fluorochinolinici (es: ciprofloxacina, Ciproxin®), sono una famiglia di farmaci in grado di bonificare il serbatoio fecale di batteri gram-negativi responsabili della maggior parte delle cistiti e delle loro recidive; sono un gruppo di farmaci molto ben tollerati. Attualmente costituiscono la prima scelta nelle infezioni delle vie urinarie e nella prevenzione delle recidive. Il dosaggio della ciprofloxacina va da 250 mg, a 500 mg fino ad un massimo di 1 g nei casi più complicati.

-     Fosfomicina da 3g (Monuril®), è un antibiotico naturale a carattere acido, ad ampio spettro, ottenuto oggi mediante sintesi chimica. Nel corso degli anni la fosfomicina ha conservato il suo spettro di attività e la percentuale di ceppi batterici resistenti si è mantenuta stabile.

-     Trimetroprim-sulfametossazolo (Batrim®) e nitrofurantoina (Neofuradantin® 50 mg, Neofuradantin® 100 mg): hanno efficacia simile alla classe precedente ma presentano alcune problematiche di resistenza, minore tolleranza, minori concentrazioni urinarie.

-     Penicillina o cefalosporine iniettabili di seconda o terza generazione: nelle cistiti recidivanti e con un’elevata carica microbica.

Oltre all’utilizzo degli antibiotici, che devono essere assunti su prescrizione medica, si può ricorrere, per questo disturbo, ad alcuni fitoterapici che possono aiutare in modo naturale disinfettando le vie urinarie.

Un largo impiego lo trovano sostanze come D-Mannosio, mirtillo rosso (Cranberry), Uva Ursina e Semi di pompelmo. 

Il D-Mannosio è uno zucchero semplice che si trova in natura sotto forma di polimeri. Si può facilmente individuare in alcuni frutti come mele, pere e arance.  

mannosio

Fig.1- Formula di struttura del D-(+)-Mannosio.

Esso rappresenta una sorta di antibiotico naturale, privo di controindicazioni. La sua funzione antibatterica è svolta grazie alla sua capacità di legarsi agli organi di ancoraggio dell’Escherichia coli, ossia piccole appendici filamentose che si ritrovano sulla superficie del batterio, indispensabili per aderire alle cavità delle vie urinarie, noti con il nome di pili. Il Mannosio si interpone tra pili e parete vescicale, limitando le capacità di adesione del batterio stesso.

Il Mannosio viene escreto attraverso le urine, trascinando con sé i batteri patogeni.

Non tutte le varietà dell’Escherichia coli purtroppo sono dotate di pili sensibili al Mannosio; quindi, questa sostanza naturale è efficace solo verso alcuni di questi patogeni.

Un’altra funzione del mannosio è quella di bloccare la formazione di biofilm da parte dei batteri, rendendoli più sensibili all’azione degli antibiotici e alla reazione del sistema immunitario.  Essendo anche un glucosamminoglicano, il Mannosio, è un componente della parete vescicale: va a formare esso stesso uno strato della mucosa, soprattutto se danneggiata da precedenti infezioni.

Il D-Mannosio può essere assunto per via orale in via preventiva, in quanto migliora le difese immunitarie dell’ambiente vaginale, riducendo così i fenomeni di cistite dovuti a microlesioni da attrito durante i rapporti sessuali.

Il Mirtillo rosso (Vaccinium vitis idaea) può essere assunto quotidianamente come miglior difesa per combattere questa sintomatologia. Questo piccolo arbusto sempreverde appartiene alla famiglia delle ERICACEE ed è considerato in medicina il “Principe dell’intestino”. Le sue proprietà permettono di regolare i disturbi riguardanti il colon: dolori addominali, crampi, meteorismo, stipsi e diarrea. 

Non meno importanti sono gli studi clinici che evidenziano il mirtillo come disinfettante a livello delle vie urinarie ed intestinali. È perciò consigliabile assumerlo appena terminato il periodo estivo in quanto l’organismo, cambiando il suo bioritmo e le ore di luce solare, effettua una modificazione nella produzione di alcuni neurotrasmettitori (melatonina e serotonina) che incidono sia sul ritmo circadiano che sul tono dell’umore. Le alterazioni di questi neurotrasmettitori possono causare insonnia, irritabilità, dolori reumatici, problemi digestivi e disordini intestinali. È come se l’organismo dovesse riassestarsi su questa nuova fase di cambiamento climatico, che determina per abitudine un maggior bisogno del consumo di carboidrati complessi (pasta e pane) che causano il gonfiore e l’alterazione della funzionalità intestinale e, di conseguenza, urinaria.

Un’altra sostanza in grado di sconfiggere cistiti e infezioni urinarie è l’Uva Ursina.

Per approfondire, Uva Ursina, detta anche Uva dell’Orso (Arctostaphylos uva-ursi), della famiglia delle ERICACEE, è un frutice sempreverde che produce una bacca rossa di sapore simile al mirtillo rosso. Cresce nell’Italia settentrionale e centrale, in prevalenza sulle Alpi e sugli Appennini. Le foglie caulinari fresche o disseccate rappresentano la droga: contengono principalmente chinoni (almeno 6%), tra cui l’arbutina (5-15%), metilarbutina e piceoside, insieme a tannini idrolizzabili (6-40%), iridoidi (monotropeina), terpenoidi (uveolo, acido ursolico).

arbutina

Fig.2 – Formula di struttura dell’arbutina

Viene impiegata come diuretico o disinfettante urinario, oltre che come astringente, in quanto è in grado di creare condizioni sfavorevoli alla vita dei microrganismi agendo da antinfiammatorio per le mucose. Per agire necessita di un’urina alcalina (intorno al pH 8), infatti per attivare maggiormente questo principio attivo è preferibile assumerlo insieme ad un cucchiaino di bicarbonato di sodio o di citrosodina. In questo modo, dall’Arbutina si genera l’idrochinone (la molecola con attività curativa) per cui nella dieta meglio evitare cibi acidi (come pomodori, succhi di arancia, pompelmo e limone).

Il pompelmo (Citrus paradisi), della famiglia delle RUTACEE, è il frutto di una pianta originaria dell’Asia, di cui si usano soprattutto i semi che hanno proprietà benefiche per la salute. Il meccanismo d’azione di questi ultimi è inibire la struttura e l'efficienza della membrana cellulare microbica, portando alla perdita di elementi citoplasmatici. I batteri così vanno incontro a degradazione cellulare (apoptosi) per mancato apporto amminoacidico. Sempre nell’ambito della medicina alternativa si ritiene che anche i semi di pompelmo possano avere un’attività disinfettante per le vie urinarie infatti sono generalmente impiegati in associazione con altri estratti secchi già descritti (mirtillo rosso, uva ursina), per potenziarne l’azione.

Gli effetti dei semi di pompelmo possono essere attribuiti ai flavonoidi in essi contenuti, per esempio, esperidina, neoesperidina, quercetina, canferolo, apigenina.

Altra sostanza molto utilizzata nei casi di cistite è l’estratto di betulla, che come per i sopracitati semi di pompelmo, è dotata di azione antisettica delle vie urinarie, diuretica, drenante linfatica ed anti-infiammatoria. Questo grazie al suo contenuto di saponine triterpeniche (fino al 3-4%), di glucosidi flavonici (iperoside, quercetina, rutina) e di polisaccaridi (metilpentosani), che insieme effettuano un effetto drenante dei liquidi in eccesso e delle scorie azotate.

 

Alcuni consigli  

Per concludere, in caso di cistite è raccomandato un buon livello di idratazione per aumentare anche il funzionamento del colon; un intestino regolare, infatti, difficilmente favorisce la proliferazione dei batteri fecali. Quindi, è indicato in questi casi l’introduzione nella dieta di fibre o, meglio, l’assunzione di eventuali integratori ricchi di fibre e fermenti lattici, che hanno un’azione lassativa ma a differenza dei classici farmaci non impediscono l’assorbimento delle vitamine liposolubili.

Un ultimo consiglio per la donna è quello di avere un’accurata igiene perianale, utilizzando un sapone intimo a base di Tea Tree Oil, sostanza ad azione antifungina ed antibatterica, in modo da disinfettare esternamente le mucose genito-urinarie. Durante il lavaggio è consigliabile muoversi sempre dalla vagina all’ano e mai il contrario poiché si rischierebbe di trasportare materiale fecale all’interno e quindi innescare una infezione urinaria.