2016-07-25 14:43:03

Herpes virus umani

Conoscere i virus responsabili delle malattie erpetiche, il trattamento e la profilassi

Gli herpes virus sono un importante gruppo di virus a DNA in grado di infettare le cellule del nostro organismo; presentano un capside a simmetria cubica e dimensioni comprese tra 100 e 150 nm. Essi sono ubiquitari e le loro infezioni sono molto diffuse. Nonostante siano in genere associati a malattie benigne, specialmente nei bambini, gli herpes virus sono anche responsabili di elevata mortalità negli individui immunodepressi.

È possibile classificarli in diverse sottofamiglie, sulla base delle caratteristiche virali, struttura del genoma, sede dell’infezione latente, patogenesi e sintomi provocati dall’infezione:

- Herpes simplex di tipo 1 e 2 (HSV-1 e HSV-2);

- Virus della varicella-zoster (VZV);

- Virus di Epstein-Barr (EBV);

- Citomegalovirus (CMV);

- Herpes virus umano di tipo 6, tipo 7 e tipo 8 (HHV6, HHV7 e HHV8).

Herpes simplex di tipo 1 e 2 (HSV-1 e HSV-2): è stato il primo herpes virus ad essere identificato nel 1919, il nome “herpes” deriva da una parola greca che significa “insinuarsi”, è il virus responsabile delle malattie erpetiche. Il virus provoca infezioni dannose alle cellule epiteliali ed ai fibroblasti, mentre nei neuroni provoca infezioni latenti.

Sia l’Herpes simplex di tipo 1 che di tipo 2 inizialmente infettano e si replicano nelle cellule epiteliali della pelle, dove avviene il primo contagio per contatto diretto con persone infettate del virus. HSV si trasmette con il liquido delle vescicole, con la saliva e le secrezioni vaginali. HSV-1 è in genere responsabile delle infezioni che colpiscono la parte superiore del corpo ed infetta i gangli del nervo trigemino, responsabile dell’herpes labiale; HSV-2 infetta i genitali, penetra e diviene latente nei gangli dei nervi sacrali, provocando l’herpes genitale.

L’infezione primaria si manifesta la prima volta che si viene contagiati dal virus, mentre le successive riattivazioni sono chiamate infezioni ricorrenti o recidive. Il virus, replicatosi e manifestatosi con vescicole e pustole, si stabilisce definitivamente in forma latente nei neuroni che innervano le cellule epiteliali colpite: la persona infettata rappresenta una sorgente di contagio per tutta la vita.

La riattivazione del virus si manifesta con la formazione di vescicole trasparenti su base eritematosa che si trasforma in pustole e poi in ulcere che infine si ricoprono di croste. L’herpes labiale ricorrente è la manifestazione patologica meglio identificabile del virus, generalmente l’infezione si risolve in 10-15 giorni.

Il sistema immunitario svolge un ruolo importantissimo nel contenere il virus, nel risolvere le infezioni ricorrenti e bloccare la riattivazione del virus latente confinato all’interno del neurone, per questo, infezioni erpetiche in soggetti immunodepressi (ammalati di AIDS o trapiantati di midollo osseo), possono essere molto pericolose per la salute. La riattivazione del virus nelle infezioni ricorrenti può essere causata da:

- radiazione UV-B (sciare, abbronzature);

- febbre;

- stress emotivo;

- stress fisico;

- mestruazioni;

- cibo piccante o acido;

- utilizzo di farmaci che provocano immunosoppressione (chemioterapia).

Virus della varicella-zoster (VZV): è la causa della varicella e la riattivazione in età adulta produce l’herpes zoster o fuoco di Sant’Antonio. VZV si acquisisce per inalazione e l’infezione primaria inizia a livello della mucosa del tratto respiratorio. Successivamente il virus raggiunge attraverso il circolo sanguigno fegato e milza. Una diffusione secondaria si verifica dopo 11-13 giorni ed il virus si diffonde in tutto il corpo fino alla superficie cutanea. Il virus causa rash vescicolopustolare nel derma che porta poi alla formazione di croste pruriginose. Febbre e sintomi sistemici accompagnano l’eritema cutaneo.

Dopo l’infezione primaria il virus entra in latenza nei gangli delle radici dorsali o dei nervi cranici e può riattivarsi successivamente nelle persone anziane o nei soggetti con immunità compromessa. Durante la riattivazione il virus si replica e diffonde lungo tutto il percorso delle terminazioni neurali infettando la cute, causando un rash vescicolare conosciuto come herpes zoster o fuoco di Sant’Antonio, un processo molto doloroso.

Il sistema immunitario svolge un ruolo fondamentale per limitare la diffusione del virus e guarire la malattia.

Virus di Epstein-Barr (EBV): questo virus causa la mononucleosi infettiva; inoltre EBV è stato associato con il linfoma di Burkitt endemico, con la malattia di Hodgkin, con il carcinoma nasofaringeo e con linfomi a cellule B in pazienti immunodepressi.

EBV infetta le cellule B umane e manipola ed usa le differenti fasi di sviluppo delle cellule B per promuovere la sua diffusione e stabilire un’infezione che dura tutta la vita.

L’infezione produttiva delle cellule B e delle cellule dell’epitelio dell’orofaringe, come le tonsille, promuove la diffusione del virus nella saliva per trasmettere il virus ad altri ospiti. Le manifestazioni della mononucleosi sono il risultato di un attacco da parte dei linfociti T contro i linfociti B infettati, una sorta di guerra civile tra cellule del sistema immunitario.

I sintomi della mononucleosi come linfocitosi (aumento delle cellule mononucleate), l’ingrossamento degli organi linfoidi, febbre elevata ed il malessere derivano dall’attivazione dei linfociti T.

Citomegalovirus (CMV): è un virus opportunista molto comune che causa due caratteristiche alterazioni alla cellula infettata: aumento del volume (citomegalia) e comparsa di inclusioni nucleari e citoplasmatiche. Il CMV ha un elevato potere patogeno nell’uomo, e provoca malattia lieve o asintomatica nei bambini e negli adulti, ma può essere molto pericoloso per i soggetti immunodepressi e nelle infezioni congenite: un’infezione contratta in gravidanza e trasmessa al feto può arrecare al bambino danni gravi e permanenti. Il 0,5-2,5% di tutti i neonati degli Stati Uniti è infettato da CMV; circa il 10% di questi neonati mostra segni di infezione come trombocitopenia, microcefalia, calcificazioni intracerebrali, ittero, epatosplenomegalia ed eritema.

Nel paziente immunodepresso il CMV causa malattia del polmone da CMV (polmonite), nei quali può essere anche fatale se non curata.

Il CMV stabilisce infezioni latenti nei linfociti mononucleati e nelle cellule stromali del midollo spinale. L’immunità cellulo mediata è essenziale per il controllo e la guarigione dell’infezione da CMV.

Il contagio può avvenire attraverso le vie orale, sessuale e tramite trasfusione e trapianto d’organo. Il virus può essere isolato nel sangue, nelle urine, nella saliva, nelle lacrime, nel latte materno, nello sperma, nelle feci, nel liquido amniotico e nelle secrezioni vaginali delle persone infettate. Il contagio permane per tutta la vita dell’ospite.

Herpes virus umano di tipo 6, tipo 7 e tipo 8 (HHV6, HHV7 e HHV8): il tipo 6 (HPV6) è stato isolato per la prima volta dal sangue di un paziente affetto da HIV; come il CMV è ubiquitario in tutto l’organismo, almeno il 45% dei bambini è sieropositivo entro i due anni di età, e quasi il 100% entro l’età adulta. HHV6 è stato associato ad una malattia esantemica infantile, la roseola (sesta malattia). Anche HHV7 è stato isolato nel siero di pazienti ammalati di AIDS, anche questo tipo è in grado di provocare roseola.

La roseola è una malattia caratterizzata da un rapido rialzo febbrile della durata di qualche giorno, seguito da un rash generalizzato che termina dopo 24-48 ore. La malattia è controllata efficacemente e guarita dall’immunità cellulo mediata, ma il virus stabilisce un’infezione latente persistente nelle cellule T. Il virus è presente nella saliva degli adulti e si diffonde attraverso le secrezioni salivari.

HHV8 si trasmette prevalentemente per via sessuale e, come EBV, infetta le cellule B; il virus è latente in circa il 10% delle persone immunocompetenti e la sua diffusione è limitata a certe aree geografiche (Italia, Grecia, Africa).

Trattamento antivirale

La maggior parte dei farmaci utilizzati contro gli herpes virus è costituita da analoghi nucleosidici, inibitori della DNA polimerasi virale, un enzima del virus indispensabile per la replicazione del DNA.

Il trattamento con farmaci previene o riduce il decorso della malattia primaria o ricorrente, mentre nessun farmaco può eliminare l’infezione latente.

Per il trattamento da HSV-1 ed HSV-2 l’aciclovir (Aciclin®, Sanavir®, Zovirax®) è il farmaco di riferimento. Il farmaco viene captato dal virus ed inserito nel proprio DNA, poiché viene scambiato per una base azotata, la guanosina. Integrato nel DNA virale, l’aciclovir può quindi svolgere la propria azione tossica bloccando la DNA polimerasi.

Altri farmaci simili o derivati dell’aciclovir sono: valaciclovir (Talavir®, Zelitrex®), ganciclovir (Citovirax®, Cymevene®, Virgan®) e famciclovir (Famvir®).

Seguire poche procedure a scopo preventivo può ridurre la diffusione da un ospite all’altro del virus, HSV-1, per esempio, è trasmesso da una lesione mucocutanea, per cui evitando il contatto diretto con le lesioni si riduce il rischio di infezione. Medici, infermieri, dentisti e tecnici devono usare precauzioni nel maneggiare tessuti o liquidi potenzialmente infetti (impiego di guanti). I pazienti con infezioni HSV genitale devono essere istruiti ad astenersi da rapporti sessuali quando manifestano i sintomi della riattivazione del virus; l’utilizzo del preservativo può essere utile ai fini preventivi, anche se una protezione assoluta non esiste. Sfortunatamente i sintomi possono essere inapparenti, per cui il virus viene trasmesso inconsapevolmente.

La terapia con aciclovir è utile negli adulti e nei pazienti immunocompromessi con infezione da VZV e nelle persone con fuoco di Sant’Antonio, mentre non è necessario il trattamento nei bambini con varicella, poiché la malattia ha decorso benigno. Farmaci analgesici, anestetici topici ed altri antidolorifici possono dare un po’ di sollievo in caso di nevralgia posterpetica.

Contro il virus EBV non è disponibile alcuna terapia efficace. La distribuzione ubiquitaria nel corpo del virus e la sua potenziale diffusione rendono difficile un controllo dell’infezione. Il miglior metodo di prevenzione contro la mononucleosi è rappresentato dall’esposizione al virus nei primi anni di vita, poiché l’infezione nei bambini presenta un andamento benigno.

Il trattamento delle infezioni sintomatiche da CMV è necessario in soggetti con sistema immunitario compromesso, in questo caso il farmaco di prima scelta è il ganciclovir, farmaco derivato dall’aciclovir e con stesso meccanismo d’azione, ma più efficace e selettivo nei confronti del CMV.