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Attenzione al deficit di vitamina D – Aumenta il rischio di morire

Deficit di vitamina D - copertina

Un team di ricercatori australiano lancia l’allarme deficit di vitamina D. Secondo uno studio, che ha preso in esame oltre 307 mila cittadini, vi sarebbe infatti una forte correlazione tra bassi livelli di vitamina D e l’aumentato rischio di mortalità per tutte le cause e, in particolare, per cancro, malattie cardiovascolari e respiratorie. 

Secondo l’Università di Harvard, a soffrire di un deficit di vitamina D più o meno grave sarebbero circa un miliardo di persone nel mondo, molte delle quali non ne sono nemmeno consapevoli. Il deficit di vitamina D, infatti, tende a manifestarsi in maniera visibile solo quando i livelli della sostanza sono particolarmente bassi. 

Lo studio

Lo studio, condotto dai ricercatori dell’università del Sud Australia di Adelaide e pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, ha analizzato i livelli di vitamina D di 307.601 individui iscritti alla UK Biobank. I soggetti, di età compresa tra i 37 e i 73 anni, sono stati monitorati a partire dal 2006, fino al 2020, con risultati sorprendenti. 

I partecipanti sono stati sottoposti a prelievi di sangue a cadenza regolare, al fine di monitorare i livelli di vitamina D, o meglio, di 25-idrossivitamina D. Dai dati analizzati emerge appunto una stretta relazione tra il tasso di mortalità e un deficit di vitamina D

Le persone con livelli di vitamina D inferiore a 25 nmol/l (la sigla nmol si riferisce ad una sottounità della mole, l’unità che misura la quantità di una sostanza) hanno visto il rischio di mortalità  aumentare del 25%. Entrando nel merito delle cause, il deficit di vitamina D aumenta il rischio di morte per cancro del 16%, per malattie cardiovascolari del 25% e per malattie polmonari addirittura del 96%. 

Deficit di vitamina D, è davvero così grave? 

Il coordinatore dello studio Joshua Sutherland evidenzia che: 

per ogni causa di morte specifica, si ripete lo stesso schema: in situazioni di fragilità, la carenza di vitamina D è molto pericolosa e andrebbe prevenuta. La vitamina D è da sempre associata alla salute delle ossa, ma oggi abbiamo evidenze della presenza di recettori in numerosi organi, il che ne suggerisce un ruolo nella regolazione di molte altre funzionalità. 

Abbiamo per esempio prove di effetti antinfiammatori in grado di rallentare la crescita delle cellule tumorali, benché sia un campo tutto da esplorare, così come ci sono dati sulla protezione cardiovascolare. Riteniamo siano necessarie altre ricerche per stabilire strategie di pubblica salute che possano aiutare a raggiungere i livelli ottimali di vitamina D nella popolazione e ridurre il rischio di morte prematura. 

Il messaggio è semplice: non basta intervenire in situazione di fragilità già acquisita, ma bisogna agire in tempo, quando l’azione preventiva rapida può fare la differenza.1

Insomma, per evitare l’insorgenza di un deficit di vitamina D, la parola d’ordine è prevenzione. In altre parole, evitare i comportamenti scorretti che possono portare ad una carenza e assicurarsi di mantenere i corretti livelli di vitamina D. Vediamo come fare.

Cosa fare e cosa non fare?

Assimilare le corrette quantità di vitamina D non è sempre facile, soprattutto in inverno. La principale fonte di vitamina D è infatti il sole. Evitare di coprirsi troppo, limitare le protezioni solari troppo alte e cercare di non restare per lunghi periodi in posti chiusi, sono alcune buone pratiche per aumentare l’esposizione ai raggi solari. 

Un deficit di vitamina D può essere inoltre causato da altri comportamenti viziosi, come ad esempio il consumo eccessivo di alcol e sostanze stupefacenti, oppure l’assunzione periodica di farmaci che ne possono modificare la concentrazione all’interno del nostro organismo.

Se non tramite la luce solare, un secondo altro modo per assicurarsi un corretto apporto di vitamina D è attraverso l’alimentazione. I cibi che contengono la vitamina D in buone quantità sono il pesce, in particolare 

  • il salmone; 
  • il pesce spada;
  • la trota;
  • la sogliola;
  • il dentice;
  • le sardine;
  • il tonno;
  • lo storione;
  • il pesce persico;
  • l’anguilla;
  • la carpa; 
  • lo sgombro. 

Altri cibi che sono buone fonti alimentari di vitamina D sono: 

  • le uova; 
  • il latte (compreso quello di soia e di riso); 
  • i cereali; 
  • i funghi secchi; 
  • il fegato.

Infine, la soluzione migliore è rappresentata dagli integratori alimentari. Grazie all’assunzione regolare di integratori a base di vitamina D, infatti, è possibile essere certi di assumerne sempre le giuste quantità, evitando deficit e carenze. Ad esempio: 

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