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Carenza di vitamina D – Perché è pericolosa dopo i 60 anni

Carenza di vitamina D - copertina

Nell’approfondimento di oggi torniamo a parlare di carenza di vitamina D, un argomento di cui abbiamo già ampiamente discusso in questi due articoli: Vitamina D: a cosa serve e quali sono le cause e i sintomi di una carenza e Vitamina D: a cosa serve e come è collegata alle malattie dell’ossoSe in questi due trattati abbiamo descritto le caratteristiche generali, le funzioni e i rischi legati alla sua carenza, la nostra attenzione si sposta ora sull’importanza della vitamina D per gli anziani. Secondo diverse indagini, infatti, gli over 60 non ne assumono abbastanza. 

Vediamo dunque perché si verifica una carenza di vitamina D, che rischi comporta per la salute, con particolare attenzione a quella degli anziani, e cosa fare per porvi rimedio. 

Carenza di vitamina D: perché?

Secondo le stime dell’università di Harvard, le persone che soffrono di una carenza di vitamina D nel mondo sono circa 1 miliardo e le cause sono da ricercarsi nelle scorrette abitudini giornaliere ed alimentari. La vitamina D, infatti, viene principalmente prodotta dal nostro organismo grazie all’esposizione al sole, mentre si trova in pochissimi alimenti e la sua produzione tende a diminuire con l’avanzare dell’età (per ulteriori approfondimenti rimandiamo ai due articoli citati in precedenza). 

A causa del lockdown conseguente alla pandemia, molte persone, e in particolar modo proprio gli anziani, hanno accusato bassi livelli vitamina D, per la poca esposizione ai raggi solari. In aggiunta, gli alimenti notoriamente più ricchi di questo prezioso nutriente, come il salmone, il tuorlo d’uovo e l’olio di fegato di merluzzo, spesso non rientrano nella quotidianità di molti italiani. Per garantirsi il corretto apporto di vitamina D è sufficiente una dieta equilibrata ed una quotidiana esposizione alla luce del sole, quando questo non avviene si verifica una carenza. 

Secondo il professor Giancarlo Isaia, presidente dell’Accademia di Medicina di Torino: “Un soggetto che si espone poco al sole produce in media 400 unità giornaliere di vitamina D, una quantità insufficiente, soprattutto negli anziani. Ecco perché, per raggiungere le 2.000 unità che in linea di massima dovrebbe assumere un adulto, e che possono arrivare fino a 4.000 per gli anziani fragili, è consigliabile ricorrere a una supplementazione”. Anche in considerazione del fatto che, come detto, “In Italia non è uso comune addizionare i cibi con vitamina D come nei paesi nordici, ma questo non vuol dire che siamo protetti da insufficienze o carenze, anzi”. (1)

Quali sono i rischi?

Una carenza di vitamina D compromette la mineralizzazione delle ossa, rendendo le stesse più fragili e soggette a possibili fratture. Questa condizione è particolarmente pericoloso negli anziani, che rischiano di incorrere in malattie delle ossa come l’osteomalacia e l’osteoporosi. Quando il deficit non è eccessivo, risulta difficile accorgersi del problema. Nel casi di una carenza grave, invece, si possono manifestare sintomi come: 

  • dolori articolari, ai muscoli ed alle ossa;
  • ossa fragili che tendono a deformarsi;
  • stanchezza persistente;
  • difficoltà di concentrazione.

In questi casi, è consigliato un esame di controllo, che consiste nell’analisi del sangue del soggetto, per verificarne al suo interno la quantità di calcidiolo. I normali valori si aggirano fra i 30,0 e i 74,0 nanogrammi per millilitro (ng/ml). 

Rimedi 

Da quanto emerso finora, è evidente che una maggiore esposizione solare, abbinata ad una dieta ricca degli alimenti citati in precedenza, sia la prima soluzione da adottare in caso di carenza di vitamina DSe, tuttavia, non vi sono le condizioni necessarie perché ciò avvenga, è necessario ricorrere a soluzioni alternative. Come nel caso di anziani con difficoltà motorie, affetti da altre patologie o particolarmente fragili. Fortunatamente, la soluzione esiste ed è rappresentata dagli integratori alimentari a base di vitamina D, i quali permettono, in aggiunta, un controllo più preciso delle quantità di vitamina D introdotte nell’organismo. 

Interrogato sull’argomento, il professor Andrea Giustina, primario di Endocrinologia all’Ospedale San Raffaele di Milano, risponde: “Quello dei cibi addizionati è un aspetto utile dal punto di vista della popolazione. A livello singolo, i supplementi di vitamina D sono sicuramente più indicati, anche perché il dosaggio e la somministrazione possono essere modulati”. (2)

Si è dibattuto, e si dibatte tuttora, riguardo le modalità di assunzione. In particolare si cerca di capire se, per sopperire ad una carenza di vitamina D, sia meglio un’assunzione giornaliera ma ridotta oppure un dosaggio più elevato ma saltuario. Il Prof. Isaia risponde: “I dati confermano che è preferibile una somministrazione ravvicinata, perché dosi elevate sono correlate a un aumento del rischio di fratture nei soggetti anziani e un accumulo può inibire la successiva idrossilazione del colecalciferolo. L’ideale è quindi assumerne piccole dosi ogni giorno”. (3)

Nonostante non risultino evidenti complicazioni dell’assunzione di vitamina D, ricordiamo che, soprattutto in casi patologie gravi, è utile rivolgersi al proprio medico per valutare il corretto dosaggio quotidiano. Visita il nostro shop per acquistare l’integratore di vitamina D più adatto alle tue esigenze!

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