Alimentazione, Patologie

Meno sale per ridurre il rischio di ictus e infarti

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Il sale svolge un ruolo fondamentale nella nostra alimentazione, per molti motivi. Oltre ad aggiungere sapore ai cibi, il sale bilancia i livelli di liquidi nel corpo e, in generale, stimola importanti processi fisiologici. Ma, è ormai cosa nota, un consumo eccessivo di sale porta con sé rischiosi effetti collaterali, in particolare a livello della pressione arteriosa. 

Il sale in quantità eccessive, insomma, favorisce l’insorgenza di infarti e ictus, ma anche di altre patologie come la calcolosi, l’osteoporosi e persino alcuni tumori. Ma come capire quando è troppo? Quanto ne assumiamo di solito?

Secondo i dati, il consumo giornaliero di sale in Italia supera ampiamente quello raccomandato dalla Società Europea di Cardiologia. Le linee guida posizionano infatti la quantità ottimale attorno ai 5 grammi al giorno, mentre nel nostro Paese se ne consumano circa 9,5. Quasi il doppio. 

Nelle prossime righe cercheremo allora di capire perché il sale fa male, perché è importante e come fare per ridurlo. 

Il sodio e le malattie cardiovascolari

Il (troppo) sale fa male perché contiene sodio, una sostanza che, quando è presente in quantità eccessive, può causare danni al cuore, ai vasi sanguigni, ai reni e al cervello. 

Tuttavia, è d’obbligo una precisazione: l’assunzione eccessiva di sale non porta particolari problemi alla persona in salute, il rischio si manifesta invece in persone che soffrono di patologie pregresse. In un individuo sano, infatti, il metabolismo sodico regola l’assorbimento del sale e la sua eliminazione tramite le urine. A lungo andare però, il troppo sale predispone anche la persona sana all’ipertensione ed alla ritenzione idrica.

Di seguito elenchiamo una serie di patologie per le quali andrebbe fortemente ridotto l’apporto giornaliero di sale

  • ipertensione: le persone che hanno la pressione alta soffrono particolarmente gli effetti di un eccesso salino;
  • osteoporosi: un eccessivo consumo induce i reni ad eliminare il calcio, la cui carenza può portare gravi danno alle ossa, fino a sfociare in osteoporosi; 
  • obesità: i cibi salati mettono sete e per dissetarsi molte persone fanno ricorso a bevande zuccherate e caloriche; 
  • insufficienza renale: il cloruro di sodio compromette la corretta funzionalità dei reni; 
  • scompenso cardiaco: ovviamente legato ai problemi cardiaci citati in precedenza; 
  • cirrosi: anche in questo caso i reni vengono danneggiati.

Lo studio 

Sull’argomento è stato recentemente presentato uno studio condotto dalla Queen Mary University of London in Cina. Da quanto si legge nella ricerca, pubblicata sul giornale BMJ Nutrition Prevention & Health, riducendo le quantità di sale assunte ogni giorno di un solo grammo si possono abbassare i livelli della pressione arteriosa in media di 1,2 mmHg. Secondo i ricercatori, questo semplice accorgimento è sufficiente ad evitare oltre 9 milioni tra ictus e infarti entro il 2030. 

In Italia, dove il consumo di sale si avvicina molto agli 11 grammi giornalieri per persona della Cina, le malattie cardiovascolari sono responsabili di circa 240.000 decessi ogni anno. Una piccola riduzione delle quantità di questo ingrediente potrebbe dunque portare un notevole beneficio anche al nostro Paese. 

I ricercatori hanno infatti stimato che se prendessimo come riferimento la quantità indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero 3,2 grammi al giorno, saremmo in grado di prevenire 14 milioni di infarti e ictus, già a partire dal 2025. Un piccolo sforzo per un grande risultato. Per aiutare i nostri lettori a raggiungere questo obiettivo, nel prossimo paragrafo vedremo alcuni consigli per ridurre e/o sostituire il sale sulle nostre tavole. 

I consigli degli esperti per ridurre il sale quotidiano

Il sale dà sapore ai cibi e non è sempre facile ridurlo, soprattutto per chi è abituato ad utilizzarne grandi quantità, come ad esempio i fumatori. Il primo consiglio utile è però quello di cercare di metterne sempre meno sulle pietanze ogni giorno, in modo da abituarsi gradualmente a cibi più “insipidi”. 

Esistono inoltre condimenti alternativi, come ad esempio le erbe aromatiche, l’aceto, il succo di limone ed il peperoncino. Scegliete quello che preferite (e che si adatta meglio alla ricetta) e sostituitelo come condimento principale. 

Un’altra buona pratica consiste nel verificare le etichette dei prodotti che acquistiamo, al supermercato ma non solo. In questo modo sarà più facile evitare i cibi particolarmente ricchi di sale. Per quanto riguarda verdure, legumi ed altri prodotti in scatola, un semplice accorgimento a cui si può ricorrere è quello di scolare e lavare il cibo prima di consumarlo. 

Infine, per facilitare il cambio di abitudini alimentari, evitare di portare il sale in tavola riduce la tentazione di aggiustare piatti poco saporiti.

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